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mercoledì 23 settembre 2015

Garante 6 e l´Europa risponde. Male, ma risponde

04/08/2015

Tre parlamentari europei del gruppo EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy), su istanza di Adiantum, hanno presentato una interrogazione alla Commissione UE per chiedere se per caso a Bruxelles conoscessero le (tante) criticità italiane del sistema che gestisce gli allontanamenti dei minori dalle famiglie d’origine.
La risposta della Dr.ssa Vĕra Jourová, delegata della Commissione, suona più o meno così: non sapevamo nulla di quello che ci dite, ma i problemi interni italiani non sono di competenza comunitaria.
In allegato la risposta integrale.
Ennesima dimostrazione di come il linguaggio burocratico sia utilizzato principalmente per mettere le mani avanti, per dire noi non c’entriamo nulla.
Nessuna strumentalizzazione, prego.
Conosciamo perfettamente il testo[1], l’interrogazione non pretendeva di individuare “colpe” europee nelle storture italiane, chiedeva solo se della filiera disfunzionale italiana servizi sociali/tribunali/case-famiglia fosse informata la Commissione UE.
E NON LO È, questa l’unica certezza che emerge dalla risposta.
Poi la Dr.ssa Jourová cita l’elenco delle iniziative comunitarie, dei dati raccolti e dei documenti pubblicati dal 2012, dai quali tuttavia non emergono i principali problemi elencati nell’interrogazione, vale a dire:

  • in Italia l'allontanamento dei minori dalle famiglie non sempre corrisponde ai principi di protezione, urgenza e gravità;
  • troppi casi registrano fasi istruttorie superficiali o inesistenti;
  • i figli vengono sottratti ai genitori anche in assenza di dispositivo giuridico, in quanto la ratifica del tribunale può arrivare anche ad allontanamento già eseguito;
  • la filiera degli allontanamenti non è trasparente: non esistono criteri certi per la collocazione dei minori in casa-famiglia né un database ufficiale con numero di minori allontanati, tempi di permanenza, elenco delle strutture accreditate, finanziamenti;
  • conflitto di interessi di alcuni giudici onorari, coinvolti nelle strutture presso le quali inviano i minori tolti alle famiglie;
  • inchieste giudiziarie che registrano casi di abusi sui minori all'interno delle strutture nelle quali vengono collocati per proteggerli dagli abusi.

Tali aspetti non compaiono nei documenti citati, che quindi si rivelano inutili ai fini della rilevazione delle problematiche italiane. Infatti la Commissione risponde, con molta onestà, di non sapere nulla dei “casi italiani menzionati dagli onorevoli deputati”.
Proviamo a capire perché.
Il  Forum Europeo per i diritti dei minori (giugno 2015) era focalizzato sui sistemi integrati di tutela e – dice la Jourová – molte presentazioni hanno riguardato i problemi sollevati nell’interrogazione.
Non provenienti dall’Italia, diciamo noi.
Infatti nessuno dei documenti promossi e/o elaborati dall’Autorità Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza contiene una sola riga sui maltrattamenti subiti dai minori all’interno delle strutture residenziali, ne’ sulle altre problematiche oggetto dell’interrogazione.
 
La più alta autorità nazionale in materia di diritti dei minori non riconosce il problema e non lo segnala al Governo come il suo ruolo richiederebbe, non lo ritiene numericamente rilevante quindi degno di considerazione istituzionale, tranquillizza i cittadini, non bisogna creare allarmismi perché, com’è noto, il Garante sostiene che il sistema regge.
Quindi se  l’Italia nasconde il problema all’Europa, è ovvio che poi l’Europa non sappia. 
Di più.
Nel corso del congresso ANFI (Associazione Nazionale Familiaristi Italiani, maggio 2015) , chi scrive ha sottoposto la questione alla dr.ssa Melita Cavallo, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma: visto che nei rapporti annuali non ve ne è traccia, il Garante non conosce o finge di non conoscere gli abusi in casa famiglia?
L’opinione della Presidente è stata chiara:  il Garante secondo lei sa perfettamente cosa accade in certe strutture – ovviamente non in tutte – ma per ragioni di opportunità non ne fa menzione nei documenti che vanno in giro per l’Europa.
Insomma il vecchio adagio secondo il quale i panni sporchi si laverebbero in famiglia.
Magari.
Il guaio è che il Garante non li lava nemmeno in famiglia, non li lava e basta.
Non si tratta di una dimenticanza fortuita ma di un oscuramento voluto.
È doveroso rilevare le dinamiche disfunzionali all’interesse del minore se agite da privati, siano essi genitori o nonni, sacerdoti o allenatori di pallavolo, maestre o bidelli.
Quando invece i maltrattamenti sono istituzionali, meglio guardare dall’altra parte.
Non è opportuno rilevare una pecca del sistema, altrimenti diventa difficile sostenere che il sistema regge.  

martedì 22 settembre 2015

Nelle case-famiglia anche abusi e maltrattamenti, ma per il Garante il sistema regge

27/07/2015 

Bambine e bambini allontanati dalle famiglie con motivazioni discutibili e poi, in casa-famiglia, esposti a rischi peggiori di quelli dai quali dovrebbero essere protetti ?
Minori maltrattati dagli operatori, in alcuni casi persino abusati sessualmente ?
Non c’è da preoccuparsi, tranquilli, è sbagliato creare un falso allarmismo, per il Garante “Il Sistema, TUTTO SOMMATO, regge". 
La cronaca ci segnala continuamente un paio di criticità mai rilevate dal nostro Garante nei 3 Rapporti annuali del 2012, 2013 e 2014:

gli allontanamenti facili dei minori dalle famiglie d’origine
la “protezione” della quale non sempre godono nelle strutture che li ospitano.

Il Garante prima nega l’emergenza (in fondo i minori abusati sono pochi, quindi non vale la pena occuparsene....), poi convoca una commissione “per studiare il problema” (dice lui).
E chi ci mette, il dottor Spadafora, in questa commissione ….. forse chi segnala il problema?
No, ci mette chi lo gestisce, il problema.
Il Garante taglia accuratamente fuori le strutture e le professionalità che segnalano il problema e lo studiano da anni, le persone documentate potrebbero disturbare ciò che non deve essere disturbato. 
Meglio non inserire un ingranaggio estraneo - quindi disfunzionale - c’è il rischio che il meccanismo si inceppi.
Quindi fuori chi dice che qualcosa non funziona e dentro chi dice che il baraccone è perfettamente oliato, anche perché del baraccone fa parte.
Infatti (colpo di genio) per analizzare le criticità delle case-famiglia la scelta più saggia è convocare i gestori delle case-famiglia.
Strategia irreprensibile, se si vuole avvalorare la tesi che “il sistema regge”.
A novembre scadrà il mandato del dr. Spadafora. Sono purtroppo terminati i 4 anni di preziosa attività del Garante, anni nei quali la sua opera si è sentita eccome, e la situazione generale dell’infanzia è migliorata come non mai: 
1. i tribunali continuano a non applicare l’affido condiviso,
2. i figli continuano ad essere contesi tra genitori,
3. continua a mancare un deterrente efficace per le sottrazioni internazionali di minore,
4. lo Stato, anche per colpa della totale mancanza di "pressing" del Garante, continua a disinteressarsi dei figli dei separati e degli scandali del "Sistema" (oltre a quello degli allontanamenti facili, quello dei giudici onorari che hanno interessi economici, diretti o indiretti, nelle case-famiglia).
Tanto, c'è Spadafora, e il sistema “regge”. 
Quindi alcuni bambini potranno continuare ad essere abusati in qualche casa famiglia, ma almeno possono leggere il fumetto del topo Geronimo Stilton.
Vuoi mettere ? 
Il dr. Spadafora ha lavorato egregiamente per promuovere la propria immagine, un po’ meno per tutelare i diritti dell’infanzia. È molto “mediatico”, passa dai selfie con Kledi a quelli con Mengoni, dal fumetto al film TV, dal libro all’intervista.
Probabilmente l’Autorità Garante gli sta stretta, merita di più.
Forse sarebbe limitativo per lui candidarsi ad un secondo mandato sulla stessa poltrona, perché non aspirare al Ministero per il Narcisismo ?
O anche alla Direzione Nazionale Antimafia, così per risolvere i problemi può chiamare in audizione Provenzano, anzichè i magistrati che indagano su Provenzano.

http://www.adiantum.it/public/3652-nelle-case-famiglia-anche-abusi-e-maltrattamenti,-ma-per-il-garante-il-sistema-regge.asp


Allontanamenti facili e abusi dei servizi, il Garante Spadafora: tutto ok, il sistema regge

13/08/2014 

Il Garante per l’Infanzia, Dr. Vincenzo Spadafora, meriterebbe una menzione speciale. 
Negli ultimi mesi i Servizi Sociali sono stati sotto i riflettori a causa della trasmissione Le Iene, che ha dedicato alcune puntate alle modalità “disinvolte” di alcune assistenti sociali e agli abusi in casa famiglia.
Linea prevalente della solita platea di indignati istituzional-interessati: "...Le Iene sono fuorvianti, sarà anche vero che qualche operatrice sbaglia ma i Servizi non sono tutti così e chi vede la trasmissione potrebbe credere il contrario...".
Beh, magari fossero solo Le Iene a denunciare i disservizi..... 
A denunciare è un coro fatto da mille voci, una più autorevole dell’altra, un elenco nutrito di testate giornalistiche, parlamentari e professionisti di varie branche del sapere.
Nel corso del dibattito del 13 giugno scorso al Senato (convegno presieduto dalla senatrice Blundo), rispondendo ad alcune domande dalla platea, il Garante ha sostenuto “...non è il caso di fare allarmismo perché il Sistema, tutto sommato, regge...”.
Affermazione gravissima, considerando il ruolo di chi l’ha pronunciata.
Bizzarra la posizione del Garante: non ha accolto pubblicamente l’allarme per ogni bambina o bambino (anche fossero solo poche decine in tutta Italia) indebitamente sottratto ai genitori o maltrattato all’interno della struttura che dovrebbe proteggerlo; ha invece tranquillizzato la platea sostenendo che “il sistema regge” perché vi sono decine di migliaia di minori presi in carico dai servizi territoriali, che non vengono ne’ abusati ne’ maltrattati.
Il compito istituzionale dell’Autorità Garante per l’infanzia non è quello di minimizzare una violazione dei diritti dei minori in quanto poco rilevante dal punto di vista numerico.
Un minore abusato sessualmente dagli operatori ai quali era stato affidato dai servizi sociali, va riconosciuto come vittima, si o no?
Qualsiasi maltrattamento fisico, sessuale o psicologico subito in Casa Famiglia va riconosciuto come violazione dei diritti dei minori, si o no?
Tali anomalie, in quanto violazioni dei diritti dell’infanzia, rientrano nella sfera di competenza dell’Autorità Garante, si o no?
Su questo avremmo voluto si esprimesse il dr. Spadafora, che invece non ha ritenuto opportuno accogliere e fare proprio l’allarme perché i minori abusati in casa-famiglia non sono poi così tanti.
Il Sistema “regge”, dice lui. 
Grazie … E' ovvio che le violazioni siano minoritarie rispetto al totale dei bambini presi in carico.
Per prendere atto di una criticità, qualsiasi criticità, è necessario che riguardi il 50% + 1 degli interessati, altrimenti non vale la pena occuparsene?
Questa singolare teoria varrebbe esclusivamente per l’infanzia, in quanto per gli adulti i criteri di valutazione sono diversi. Ogni anno da 100 donne uccise nasce l’allarme sociale femminicidio; le Pari Opportunità ed il Ministero dell’Interno non sminuiscono il fenomeno sostenendo che “il sistema regge” perché milioni di donne non vengono assassinate.
Ogni anno da 30 detenuti suicidi nasce l’allarme sociale emergenza carceri; i Garanti per i diritti dei detenuti ed il Ministero dell’Interno non sminuiscono il fenomeno sostenendo che “il sistema regge” perché decine di migliaia di detenuti non si suicidano.
L’autorità Garante della concorrenza, meglio nota come Antitrust, non sostiene che “il sistema regge” guardando benevolmente alle migliaia di aziende corrette, ma prende posizione contro ogni singolo caso che meriti la tutela del consumatore.
Il dr. Spadafora però è fatto così: per lui qualche bambino abusato non suscita allarme, che vuoi che sia, l’importante è difendere il sistema dicendo che "regge”.
Il disinteresse del Garante invade troppi campi che costituiscono le priorità delle stesse associazioni che si guarda bene dal coinvolgere: i minori contesi nelle separazioni, gli allontanamenti facili, i bambini abusati in casa famiglia.
Sulle pagine di Adiantum abbiamo già fatto fin troppe analisi:  

http://www.adiantum.it/public/3247-il-garante-infanzia-e-adolescenza-esclude-i-portatori-di-interesse-e-non-affronta-i-veri-problemi.asp
http://www.adiantum.it/public/3369-per-il-garante-infanzia-il-disagio-minorile-nella-crisi-di-coppia-non-merita-attenzione.asp
http://www.adiantum.it/public/3465-garante-nazionale-infanzia--il-ruolo-merita,-chi-lo-conduce-no---di-fabio-nestola.asp

Ora sarebbe il caso di andarlo a dire al Garante stesso, e consegnargli un documento di sintesi sulle lacune del suo operato.
Già lo scorso ottobre 2013, alla manifestazione nazionale a Montecitorio, era emersa la necessità di individuare l’Autorità Garante per l’Infanzia come prossimo obiettivo sul quale concentrare l'azione delle associazioni.
Il dr. Spadafora, in tre anni di mandato, non ha fatto una sola azione concreta, dicasi una, per prendere ufficialmente posizione in merito alle violazioni dei diritti dei minori nelle separazioni e dei mille problemi connessi.
Probabilmente, la scelta di una protesta formale e visibile appare ineluttabile.

Garante Nazionale Infanzia: il ruolo merita, chi lo conduce no

7/11/2013 

La figura del Garante Infanzia è gravemente deficitaria in merito ai figli contesi nelle separazioni; non ha mai preso posizione sulla mancata applicazione dell’affido condiviso, sulla forzatura sistematica della norma, sulle strategie di deroga, sui tempi di frequentazione per entrambi i genitori, sull’inerzia dei giudici nel far applicare le proprie decisioni, sul fenomeno emergente delle false accuse, sui criteri di ingresso dei minori in istituto, sul ruolo di magistratura e servizi sociali, sulle sottrazioni internazionali, sulle proposte di legge in commissione Giustizia della Camera o i disegni di legge in commissione Giustizia al Senato, e tanto altro ancora.
Nei confronti del dr. Spadafora, in quanto Autorità Garante Nazionale, c’è un’analisi fortemente critica da parte di tutto il movimento dei genitori separati. 
È stato contattato più volte da diverse associazioni, ma non ha ritenuto opportuno convocarle e recepirne le istanze. Ha annunciato per iscritto degli appuntamenti – a firma della collaboratrice dott.ssa Ponari – ai quali non ha dato alcun seguito.
L’unica convocazione arrivata alle associazioni del privato sociale che si occupano da oltre vent’anni di separazioni e minori contesi, è arrivata lo scorso anno in tandem con GEA di Milano.
Risultato: un seminario di studio in cui hanno discusso del problema giudici, avvocati, psicologi, consulenti, mediatori, assistenti sociali. Ci sono tutti, tranne i genitori. Alle associazioni di genitori non era consentito fare interventi, potevano sedere in platea ad ascoltare le perle di saggezza dispensate - guarda caso - proprio dalle categorie che non sono in grado di stemperare i conflitti, non sono in grado di tutelare l’infanzia, non riescono ad applicare le norme e fanno ripetutamente condannare l’Italia dalla Corte CEDU di Strasburgo.
Eppure il ministro Idem - nel breve periodo in cui è stata in carica - ha indetto un convegno per analizzare la violenza sulle donne, convocando ovviamente 60 associazioni che si occupano di violenza sulle donne. 
Doveroso, sarebbe stato assurdo discuterne fra psicologi, giudici, avvocati e parlamentari, tenendo fuori proprio chi conosce il problema meglio di chiunque altro. 
Assurdo, ma è esattamente quello che ha fatto il dr. Spadafora: per parlare dei problemi in famiglia ascolta tutti, tranne le famiglie. 
Eppure, strano a dirsi, ma la consultazione con le associazioni familiari è espressamente prevista dalla legge che istituisce il Garante Figura istituita con legge 112, 12 luglio 2011.  All'art. 3 (Competenze dell’Autorità Garante. Istituzione e compiti della Conferenza nazionale per la garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza), infatti, leggiamo che il Garante:
1. d) assicura forme idonee di consultazione, comprese quelle delle persone di minore età e quelle delle associazioni familiari …
Ma il dr. Spadafora rifiuta di incontrare le associazioni, si rapporta solo con giudici, avvocati etc. e ne esce un triste nulla di fatto. Prova ne sia che dal seminario del novembre 2012 dovevano emergere elementi utili a formulare proposte operative, ma nel Rapporto 2013 non c’è traccia degli elementi utili o di proposte operative emerse dal seminario.
Quanto al lavoro svolto in due anni, è impossibile definirlo vicino alle aspettative di cittadine e cittadini. 
Abbiamo assistito ad almeno 6 o 7 incontri pubblici nei quali l’intervento del Garante (sia Spadafora che, più spesso, il Portavoce De Angelis) ruotava sulle lungaggini burocratiche per l’insediamento post-nomina, la carenza di fondi, la carenza di organico, la precarietà della sede, la difficoltà di lavorare. 
Faremo, diremo, ci impegneremo, presteremo attenzione, concentreremo gli sforzi, … promesse, promesse, promesse, concretezza zero.
O meglio, ecco la concretezza: il Garante pubblica un rapporto annuale, col quale riferisce al Governo le criticità che riguardano l’infanzia. Il rapporto 2013, pubblicato ad aprile, consta di 43 pagine delle quali 6,5 occupate dalla relazione annuale al Parlamento. Il resto è materiale reperibile in rete da chiunque, gratuitamente: la Convenzione di New York dell’’89, la mappa dei garanti regionali, alcune tabelle ISTAT.
Qualcosa bisognava pur mettere giusto per fare un po’ di volume, visto che la sola relazione è francamente poca cosa, troppo scarna per giustificare una pubblicazione a colori, con copertina in cartoncino, etc.. In più di 6 pagine, lo spazio dedicato alle separazioni e 5 righe sul caso di Cittadella.
La vicenda di Cittadella non nasce affatto da un “conflitto tra genitori per l’affidamento”, come dice la relazione, bensì dalla cronica incapacità del sistema giudiziario nell’eseguire un provvedimento. Il caso che il Garante cita come suo deciso intervento è sintetizzabile in tre punti:
- la potestà di un genitore era decaduta da 5 anni il Tribunale aveva deciso di affidare il figlio all’altro genitore,
- i Servizi Sociali provavano da 3 anni ad eseguire in maniera non traumatica ma un genitore ed il suo clan hanno sempre opposto accaniti rifiuti, vanificando ogni decisione giudiziaria ed ogni intervento soft, 
- i genitori, quindi, non avevano più nulla da “contendersi” in quanto l’iter legale era ormai concluso da anni.
Tuttavia un genitore non gradiva la sentenza e rifiutava di eseguirla, violando tutto il violabile; l’altro non chiedeva altro che il legittimo ripristino della legalità.
Sperare nel rispetto delle sentenze è indice di conflittualità?
Ancora sulla concretezza Il Garante ha all’attivo la pubblicazione di due Relazioni al Parlamento (Prima Relazione Annuale - Seconda Relazione Annuale), nelle quali si distingue un fumetto destinato a ragazze e ragazzi, realizzato col personaggio Geronimo Stilton, lo spot televisivo I HAVE DREAMS Ora apprendiamo della fiction “il bambino cattivo” per la regia di Pupi Avati, che andrà in onda su RAI2 il 20 novembre, opera realizzata su sollecitazione del Garante.
La fiction, in particolare, intende raccontare con gli occhi di un bambino di dodici anni l'esperienza lacerante che troppo spesso si produce nelle separazioni e nei conflitti genitoriali.
Attendiamo fiduciosi il lavoro di Pupi Avati, resta il fatto che chi scrive sembra - posso sbagliare - che la principale preoccupazione del Garante sia quella di curare l’aspetto della comunicazione, tralasciando una effettiva concretezza di intervento.
Mi chiedo: in questi due anni come è migliorata, se è migliorata, la condizione dei minori contesi nelle separazioni?
Rispetto a quando il Garante Nazionale non c’era, cosa è cambiato?
Come ha inciso il Garante, pur nei limiti del proprio mandato, sul disagio sociale dei minori contesi, dei minori in istituto, dei minori sottratti?
Ok, abbiamo capito che ha pochi fondi e pochi collaboratori (non dice altro da due anni), ma questi pochi fondi, spot a parte, cosa sono serviti a fare di concreto?
Se il Garante avesse avuto a disposizione il budget e l’organico della Farnesina, avrebbe pubblicato più fumetti o avrebbe avuto il coraggio di prendere ufficialmente posizione nei confronti di un Sistema Giustizia che non funziona, e non funzionando viola i diritti dei minori?
È una protesta corale contro lo sfascio della Giustizia, dallo piaga della situazione carceraria alla lunghezza insostenibile delle cause civili, dalla vergogna delle prescrizioni alle violazioni dei diritti umani condannate dalla CEDU … solo la giustizia minorile funzionerebbe come un orologio?
Oppure funziona coi piedi come tutto il resto, ma non si deve dire?
Da ultimo, sappiamo perfettamente che il Garante non ha poteri giurisdizionali, infatti nessuno chiede al dr. Spadafora di modificare sentenze e decreti. Dovrebbe però prendere posizione, conoscere nei dettagli, segnalare … esattamente ciò che evita di fare per quanto riguarda le criticità delle separazioni. Sempre dalla legge 112 del 12 luglio 2011:
Poteri del Garante:
- Vigilare sull’applicazione della Convenzione Onu del 1989
- Diffondere la conoscenza e la cultura dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
- Segnalare alle Autorità competenti casi di violazione dei diritti dei minorenni
- Verificare che alle persone di minore età siano garantite pari opportunità nell’accesso ai diritti
- Esprimere pareri sul Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva
- Esprimere pareri sui disegni di legge del Governo e sulle proposte normative delle Camere riguardanti i minorenni
- Segnalare al Governo, alle Regioni e agli Enti locali interessati tutte le iniziative opportune per assicurare la piena promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Se il Garante prende atto della carenza di asili nido, il suo ruolo si concretizza con una posizione pubblica e la segnalazione ufficiale al Governo, non è suo compito costruire gli asili mancanti.
Se il Garante prende atto della alimentazione insufficiente (un minore su 5 consuma giornalmente frutta e verdura, rapporto 2013) il suo ruolo si concretizza con una posizione pubblica e la segnalazione ufficiale al Governo, nessuno gli chiede di coltivare la frutta mancante.
Allo stesso modo, se il Garante prende atto della situazione deficitaria di mille aspetti della giustizia minorile, il suo ruolo si concretizza solo prendendo posizioni pubbliche e facendo segnalazioni ufficiali al Governo, non è suo compito intervenire sui singoli provvedimenti.
Ok, non deve intervenire sui provvedimenti vergognosi, ma almeno deve dire che esistono provvedimenti vergognosi. Invece, dal Garante, null’altro che un assordante silenzio.
Mentre le associazioni forensi lamentano una costante violazione dei diritti dell’infanzia, la Polizia di Stato lancia l’allarme per le false accuse fra separati, i neuropsichiatri riscontrano le ripercussioni negative per l’infanzia delle false accuse, mentre tutto intorno proliferano voci di protesta per la mancata applicazione dell’affido condiviso e in Parlamento si moltiplicano le proposte di legge per riformare una norma disattesa dalla magistratura, il Garante che fa? Pubblica il fumetto del topo Geronimo.
Se preferisce evitare di prendere posizione contro le criticità del Sistema Giustizia, qualcuno gli spieghi che il suo mandato è “garante dell’infanzia” e non “garante della magistratura”, ne’ “garante dell’avvocatura” o “garante dei servizi sociali”.
Con tali modalità operative l’Autorità Garante dimostra di essere l’ennesimo Ente inutile. In un momento politico, sociale ed economico in cui necessita tagliare i rami secchi e chiudere gli Entri inutili, se ne aprono di nuovi.
E si lamenta pure di avere pochi fondi..... Ne meriterebbe il doppio, se solo facesse qualcosa per incidere concretamente sulle criticità oggetto del suo mandato.
Se non lo fa, può anche tornarsene a casa. 

http://www.adiantum.it/public/3465-garante-nazionale-infanzia--il-ruolo-merita,-chi-lo-conduce-no---di-fabio-nestola.asp?pagin=2&ordine=commenti-idComm01-desc

Per il Garante Infanzia il disagio minorile nella crisi di coppia non merita attenzione

14/06/2013 

La tutela dei minori coinvolti nelle separazioni non era una priorità nel rapporto 2012, continua a non esserlo nel rapporto 2013. 
Quindi le opzioni sono due, non ve ne può essere una terza: 
1) o nella coppia in crisi il disagio minorile non esiste, o 
2) se esiste, non merita l’attenzione del Garante.
Per “attenzione del Garante” si intende un’analisi approfondita dei problemi, un confronto con le strutture che studiano il fenomeno da decenni, una posizione ufficiale in merito alle criticità rilevate, una serie di suggerimenti al Governo.
Può darsi che il Garante non abbia il know-how necessario a comprendere i molteplici aspetti delle strategie di esclusione di un genitore e le ripercussioni sulla prole.
È lecito non conoscere. È un po’ meno lecito non voler conoscere, rifiutando le offerte di collaborazione, ignorando gli studi effettuati, evitando gli incontri con gli esperti del settore.
La relazione infatti liquida con 12 righe 12 i conflitti familiari  che coinvolgono figli minori:


Riprendiamo in seguito l’argomento “riflessione complessiva”. Ora, per meglio comprendere la superficialità del Garante, è significativo un passaggio successivo:  


Ah ecco, il problema è la spettacolarizzazione. 
Ovvio, se il filmato non fosse andato in tv, il bimbo non avrebbe subito alcunché. 
Il disagio quindi non nasce dall’inerzia della giustizia prolungata per anni, ma dal fatto che gli effetti devastanti di tale inerzia vengano mostrati al pubblico televisivo.
Non è meraviglioso?
In sostanza: basta che non si sappia in giro, ed ecco che il disagio minorile è risolto.
Sconcertante, nella sua superficialità, la lettura del Garante.
La vicenda di Cittadella non nasce affatto da un “conflitto tra genitori per l’affidamento”, come dice la relazione, bensì dalla cronica incapacità del sistema giudiziario nell’eseguire un provvedimento.
Il caso che il Garante cita come suo deciso intervento è sintetizzabile in tre punti:
  • la potestà genitoriale materna era decaduta da 5 anni
  • il Tribunale aveva deciso di affidare il figlio al padre
  • i Servizi Sociali provavano da 3 anni ad eseguire in maniera non traumatica ma la madre ed il suo clan hanno sempre opposto accaniti rifiuti, vanificando ogni decisione giudiziaria ed ogni intervento soft..  
I genitori, quindi, non avevano più nulla da “contendersi” in quanto l’iter legale era ormai concluso da anni.  
Tuttavia un genitore non gradiva la sentenza e rifiutava di eseguirla, violando tutto il violabile; l’altro non chiedeva altro che il legittimo ripristino della legalità.
Sperare nel rispetto delle sentenze è indice di conflittualità?
Per non essere conflittuale, il genitore avrebbe dovuto semplicemente rassegnarsi all’illegalità consolidata? 
Invece, pensa un po’, 'sto signore è tanto arrogante, aggressivo e conflittuale da illudersi che Giustizia e Diritto facciano il proprio corso.
Le reiterate opposizione materne non hanno prodotto altri effetti che un ulteriore e deleterio allungamento dei tempi.
Infatti, dopo vari passaggi in Cassazione e Corte d’Appello, il provvedimento conclusivo conferma la collocazione del minore presso il padre, vanificando il teatrino andato in scena davanti alle telecamere.
Quindi chiediamo al Garante: nel caso la lui citato, la criticità è individuabile nell’indole litigiosa dei genitori, padre compreso, o piuttosto nell’inefficacia del sistema giudiziario?  
Meglio non prendere una posizione ufficiale, meglio non dire la verità, meglio la politica dello struzzo: la colpa è dei genitori che non riescono a trovare un accordo, e soprattutto della tv che fa spettacolo.
Stupendo davvero.
Torniamo all’argomento “riflessione complessiva”.
Il Garante, appena insediato, ha ricevuto numerose proposte di collaborazione da una serie di strutture che operano da anni a tutela dei minori coinvolti nelle separazioni.
Prima ha ignorato i minori coinvolti nelle separazioni, poi ha “scoperto” la gravità del problema quando è scoppiato il caso di Cittadella, ove suo malgrado è stato tirato dentro da stampa e tv.
Quindi in qualche maniera del problema bisognava prendere atto, e come interlocutore ha scelto GEA, ignorando chiunque altro.
Ha messo in calendario un incontro per il 28 novembre 2012, selezionando i relatori e gli argomenti da trattare.
Non serve insistere sull’inefficacia di tale incontro, in merito alla quale si sono già espresse le strutture Adiantum, Stati Generali ed ANFI.
Sorprende, tuttavia, la contraddizione fra quanto dichiarato come obiettivo del convegno, e quanto invece espresso dal convegno stesso.
Il programma allegato recitava testualmente“Obiettivo della giornata è confrontarsi e fare proposte concrete sulle azioni da intraprendere per il futuro”
Il “confronto” è avvenuto fra giudici ed avvocati, psichiatri e parlamentari, psicologhe e mediatori.
Nessuna associazione di genitori: una serie di operatori che parlano della famiglia, senza ovviamente che ci sia la famiglia.
Perfetto!  
Come parlare della violenza subita dalle donne senza ascoltare le associazioni che tutelano le donne. Si convocano tutti: criminologi, carabinieri, giudici, statistici, parlamentari ed avvocati, tranne le donne che subiscono violenze.
Bizzarro, no? Infatti il Ministro Idem, volendo documentarsi sul femminicidio, ha convocato 60 “associazioni di categoria”; il Garante invece, volendo documentarsi sulle separazioni critiche, ha ritenuto opportuno convocare tutti tranne i genitori separati.
Ho difficoltà a non considerare folle, o quantomeno improduttivo, escludere da una “giornata di studio” la parte che rappresenta il patrimonio preziosissimo della casistica, che ha il più dettagliato ed aggiornato polso delle criticità, che sperimenta la discrasia tra ciò che è scritto in una sentenza e ciò che invece accade nella quotidianità.
Il Garante lo ha fatto.
Cosa più curiosa, lo ha fatto fingendo di non volerlo fare.
Abbiamo infatti dettagliatamente illustrato al Garante, dal 12 dicembre 2012, l’inefficacia della cosiddetta “giornata di studio”, entrando nel merito dei numerosi argomenti che - pur non essendo stati oggetto di discussione - costituiscono gravi violazioni di diritti dell’infanzia.
L’Autorità Garante rispondeva con una comunicazione, a firma della Dott.ssa Alessandra Ponari, che concludeva


La comunicazione è datata 1 febbraio 2013, a giugno ancora non è stato dato seguito all’impegno.
L’incontro non è avvenuto, nessun contatto è arrivato ne’ a chi scrive ne’ ai legali rappresentanti delle altre strutture che hanno firmato la comunicazione del dicembre 2012 .
Infatti il 10 giugno è stato presentato ufficialmente il secondo rapporto al Governo, senza che l’Autorità Garante abbia sentito la necessità di acquisire ulteriori informazioni.
L’unica fonte di approfondimento, infatti, è sempre il quadro deficitario emerso dalla famosa giornata di studio del 28 novembre.
Siamo lieti di apprendere, leggendo la relazione, che il Garante prenda posizione contro la povertà e denunci come un solo bambino su 5 abbia frutta e verdura ogni giorno.
Particolare importantissimo, ma ci illudevamo con una certa fiducia che il Garante potesse prendere posizione contro ogni disagio che riguarda l’infanzia.
Evidentemente era una fiducia mal riposta
Per i minori coinvolti nelle separazioni non c’è alcun disagio.  
In conclusione, vorremmo capire se l’inefficacia dimostrata dall’Autorità Garante nasca solo dalla inesperienza e dalla buonafede, o piuttosto da una precisa volontà di non esprimere pareri che potrebbero entrare in conflitto con poteri forti.

http://www.adiantum.it/public/3369-per-il-garante-infanzia-il-disagio-minorile-nella-crisi-di-coppia-non-merita-attenzione.asp

Il Garante Infanzia esclude i portatori di interesse e non affronta i veri problemi

23/01/2013 - 08.56

Recentemente, a Roma, il Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza organizzava un convegno che, sulla carta, avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta nella materia cara a milioni di italiani. 
Il tema previsto per l’incontro - La tutela dei minori nei conflitti familiari Proposte operative - sembra sia stato affrontato marginalmente: solo una minima parte delle relazioni ha toccato i disagi dell’infanzia e la tutela dei minori nei conflitti familiari, e non sembra siano emerse reali proposte operative.
"Duole constatare", scrivono ADIANTUM, SGGF-Stati Generali, FeNBi e ANFI (da ora in poi riportiamo il documento integralmente), "come l’argomento maggiormente dibattuto sia stato di natura economica, con diversi interventi - e successive repliche - sulle strategie necessarie ad accertare le potenzialità reddituali dei genitori separati o separandi. Si tratta di un falso problema, quantomeno fuorviante rispetto alle reali emergenze che coinvolgono le persone minori d’età contese nelle separazioni. Giova ricordare, infatti, che il contributo al mantenimento dei figli è previsto dalla norma novellata nella forma di mantenimento diretto, eventualmente integrabile attraverso un assegno perequativo da stabilire, testualmente, “ove necessario”.
"A termini di legge, quindi, il versamento di un assegno costituisce un’eccezione, non la regola. Cosa diversa è riconoscere che una larga parte di operatori, sia magistrati che associazioni forensi, dimostrano una anomala ritrosia nel recepire il dettato del Legislatore e non riescono ad abbandonare il solco dell’affido esclusivo, misura prevalente a monte della riforma del 2006. Ne deriva che le misure erogate, sia sotto il profilo patrimoniale che relazionale, siano tuttora in massima parte sovrapponibili al modello di affido esclusivo. Prova ne sia che un dossier sulla modulistica in uso nei tribunali italiani, raccolto a cura del Comitato Scientifico SGGF e da ADIANTUM, e successivamente depositato in Commissione Giustizia del Senato nel luglio 2011, testimonia l’utilizzo di moduli prestampati, nei quali le principali misure sono decise prima ancora di entrare in tribunale. La variabile è un’ora in più o in meno nelle frequentazioni, ma chi debba essere allontanato dai figli è già previsto nei moduli.
A prescindere dal genere del genitore allontanato, la criticità risiede nel fatto che - sotto il profilo relazionale - la prassi giurisprudenziale viola il dettato del Legislatore e la ratio della norma: continua infatti ad emergere da decreti e sentenze la figura di un genitore prevalente contrapposto ad un genitore marginale, esattamente ciò che la legge 54/06 intendeva eliminare.
Si tratta di un grave accanimento contro il diritto del minore - unico bene tutelato dalla norma novellata - oggetto anche di una class-action per il ricorso presso la CEDU.
Altra variabile è l’ammontare dell’assegno di contributo al mantenimento per i figli, ma chi debba versarlo è già previsto nei moduli. Come è già previsto nei moduli che detto assegno debba obbligatoriamente esistere, escludendo a priori il mantenimento diretto previsto dalla norma, ma la cui dicitura non appare in nessuno dei 58 moduli oggetto del dossier.
Ne deriva che, nell’applicazione pratica, “ove necessario” sia stato trasformato in “sempre”, violando anche sotto il profilo patrimoniale il coinvolgimento diretto di entrambi i genitori, il dettato del Legislatore e la ratio della norma.
La presunta compartecipazione dei genitori ai compiti di cura della prole viene stravolta dalla restaurazione di un mortificante “diritto di visita” che ribadisce la prevalenza di un genitore rispetto all’altro, replicando esattamente la casistica precedente alla riforma. Un genitore convive stabilmente con i figli, all’altro viene concesso di visitarli ogni tanto.
La tempistica inoltre è sconcertante, persino il prestampato “suggerito” (testuale) sul sito ufficiale del Ministero di Giustizia modulava l’affido ad entrambi i genitori su incontri con la prole un pomeriggio a settimana e due domeniche al mese.
È lecito chiedersi in cosa tali misure differiscano dalla casistica precedente alla riforma. Ne risulta un dato incontestabile: le statistiche ISTAT sull’applicazione dell’affidamento condiviso sono inattendibili.
Ovvero, non lo sono per quanto riguarda l’etichetta del contenitore, ma lo sono per i contenuti. È vero che la dicitura “affidamento condiviso” appare nei provvedimenti in percentuale sempre maggiore, ma è anche vero che le misure di detti provvedimenti con l’affido condiviso non hanno nulla a che fare.
L’ISTAT, quindi, potrebbe anche rilevare il 100% di affido condiviso; molto semplicemente non si tratta di affido condiviso.
Giova ricordare che una frequentazione ampia, costante e significativa con entrambi i genitori ed i rispettivi ambiti parentali è riconosciuta - per legge - come un diritto indisponibile del minore, non certo dei genitori e/o dei nonni. Pertanto è il diritto del minore ad essere costantemente violato da una prassi che ancora rifiuta, a 7 anni dal varo della legge, di riconoscere il principio di bigenitorialità e le sue misure applicative. 
La particolare attenzione ai problemi di natura economica, riscontrata nel convegno, rivela una visione adultocentrica, focalizzata sulle istanze delle parti e sugli strumenti da fornire agli operatori, non sui reali bisogni dell’infanzia. Non è stato debitamente affrontato il problema più grave e diffuso che coinvolge bambine e bambini contesi: la difficoltà nel conservare frequentazioni costanti con entrambi i genitori.
Dal favor dei nostri tribunali per il modello di affido esclusivo scaturisce, come già detto, la restaurazione di un genitore prevalente nel processo di crescita della prole. Prima della riforma era affidatario, dopo è divenuto collocatario, ma la sostanza rimane invariata. 
Mentre il genitore affidatario era una figura prevista dalla legge precedente al 2006, il termine ed il concetto di genitore collocatario sono di esclusiva origine giurisprudenziale, inesistenti nel testo della legge 54/06. Ne deriva una asimmetria tra genitori che, se può risultare soddisfacente per chi aspira a fare dei figli una proprietà esclusiva, si concretizza in una aperta violazione dei diritti del minore.
Il caso di Cittadella è stato più volte citato negli interventi che si sono susseguiti. Biasimo per le modalità di intervento della polizia, ma nulla più.
Non è stato affrontato l’argomento dei tempi insostenibili tra un provvedimento giudiziario e la sua concreta esecuzione, non sono state affrontate le motivazioni alla base del provvedimento di protezione, non è stato chiarito chi abbia violato l’interesse del minore, non sono state avanzate ipotesi su cosa sarebbe stato necessario fare per favorire un’esecuzione meno traumatica, non è emersa la problematica di un provvedimento ineseguibile per anni a causa dell’ostracismo di un genitore o di un intero clan familiare.
In sostanza, che i fatti di Cittadella rappresentino un episodio biasimevole è chiaro a tutti; lungi dall’affrontare il profilo scandalistico, una analisi propositiva sarebbe stata utile per individuare suggerimenti concreti, non certo per il singolo episodio ma per il fenomeno nella sua interezza. La gravità risiede nel fatto che 1.000 Cittadella vi sono state e 1.000 ancora vi saranno, l’unica differenza è che non tutti i casi hanno la stessa eco mediatica, non tutte le famiglie sono pronte a filmare, non tutti i filmati vengono trasmessi in prima serata tv.
Cittadella a parte, il problema esiste. Esiste, ma non è stato oggetto di approfondimento, discussione o proposte operative, come annunciato nel sottotitolo del convegno.
Altri problemi dell’infanzia coinvolta nei conflitti familiari non sono stati toccati nel convegno. Non è stato affrontato il problema delle sottrazioni internazionali di minori, fenomeno in costante aumento come diretta conseguenza dell’aumento di matrimoni e convivenze fra soggetti di diversa nazionalità.
Non è stato affrontato l’argomento del conflitto fa gli ordinamenti interni dei diversi Paesi, della scarsa efficacia delle convenzioni internazionali, della asimmetria italiana rispetto alla Convenzione dell’Aja (Italia virtuosa nel restituire i minori sottratti dal genitore italiano, cronicamente inefficace nel rimpatriare i minori sottratti dal genitore straniero), della tempistica insostenibile che rende vane le procedure di rimpatrio, della mancata comunicazione fra procure, della scissione dei legami tra il minore ed il Paese d’origine (genitori, altri parenti, lingua, cultura, etc), delle difficoltà oggettive e concrete nell’applicazione dei diritti dei minori sottratti, prima ancora che dei genitori.
Inoltre: non sono stati affrontati i problemi del trasferimento del genitore collocatario - anche all’interno del territorio italiano - che di fatto rende impossibili i rapporti della prole con l’altro genitore, anche in violazione di accordi presi consensualmente.  Non si è parlato delle frequentazioni ostacolate e/o impedite, dell’affidamento troppo spesso storpiato in possesso esclusivo, della conflittualità costruita ed alimentata strumentalmente, delle dinamiche aggressive premianti per chi le mette in atto, della reiterazione di dinamiche escludenti alimentata dalla sostanziale impunità per chi le attiva; e poi il fenomeno emergente delle false accuse, l’utilizzo strumentale della carta bollata per risolvere penalmente il contenzioso civile, l’arbitrarietà della definizione “evento traumatizzante”, la tempistica e la modalità di presa in carico da parte dei Servizi Sociali, il conflitto fra CTU e CTP.
Aspetto più curioso: non è stato fatto alcun cenno alle proposte di riforma dell’affido condiviso presentate nella XVI Legislatura, ne’ ai documenti depositati in audizione, ne’ agli emendamenti presentati in Commissione Giustizia del Senato. È stato ignorato qualsiasi aspetto della prassi giudiziaria, della letteratura scientifica e della progettualità legislativa emersa negli ultimi anni, figlia del monitoraggio sull’applicazione disomogenea delle norme vigenti.  
Gli argomenti tralasciati nel convegno del 28 novembre appaiono troppo numerosi e rilevanti per non emettere un giudizio deludente rispetto a quanto annunciato:
“In questa giornata di studio l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e l’Associazione GeA (…) intendono esaminare la situazione attuale in ambito legislativo, giudiziario e psico-sociale per quanto riguarda la tutela dei minori nei conflitti familiari (....)
Chiederemo ai relatori (…) di individuare all’interno di procedure, strategie, interventi, quanto è tuttora valido, quanto è da cambiare, le innovazioni da introdurre (…)
Obiettivo della giornata è confrontarsi e fare proposte concrete sulle azioni da intraprendere in futuro” (....)
La tutela dei minori nei conflitti familiari non può essere circoscritta nel provvedere ai bisogni economici, necessita ben altro. Allo scopo di tracciare i contorni del disagio sociale ed individuare le azioni concrete da proporre in sede governativa, crediamo sia necessaria una consultazione ad ampio raggio delle varie realtà che operano a tutela dei minori contesi nelle separazioni, nei divorzi e nelle cessazioni di convivenza.
Un know-how ultraventennale rappresenta un capitale prezioso che non può essere ignorato, scegliendo alcuni interlocutori ed escludendone altri. Chiediamo a breve un incontro chiarificatore, allo scopo di illustrare all’Autorità Garante le molte criticità che non sono state argomento di discussione del convegno in oggetto.
Dopo l'apertura di un prudente dialogo con l'Ordine nazionale degli assistenti sociali, tocca all'Autorità Garante dell'infanzia, adesso, confrontarsi con le associazioni portatrici di interessi diffusi.
Il 2013 ci dirà se esiste la disponibilità a farlo.

http://www.adiantum.it/public/3247-il-garante-infanzia-e-adolescenza-esclude-i-portatori-di-interesse-e-non-affronta-i-veri-problemi.asp